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Amo
le persone che ho amato, la semplicità, la malinconia in certi giorni di pioggia, il calore di una serata estiva, il mare d'inverno, i piccoli borghi marinari, le tisane calde quando fuori fa freddo, guidare se non c'è traffico, riuscire ad accontentarmi, il profumo del caffè appena mi sveglio, i ristoranti poco affollati, una birra nell'angolo più nascosto di un pub, osservare la gente nelle stazioni, viaggiare con la persona che amo, viaggiare in treno, preparare le valigie, gli Acustimantico, scegliere un regalo, scrivere una lettera, disegnare per qualcuno, confezionare pacchetti, inventare filastrocche, fumare una sigaretta dopo pranzo, fermarmi a chiacchierare con chi non conosco, passare ore nelle librerie, camminare a lungo e senza meta, le agende, i diari, le penne, la sigla iniziale di ghost whisperer, i pytt i panna, le olive ascolane, il pesto genovese, i mandarini, il latte fresco e intero, i vini fruttati, danish smoked sea salt, la desperados con uno spicchio di lime, i testaroli, le fragole, il salmone affumicato, le gelatine al limone, la polenta, il sushi, la carne al sangue, comprare scarpe, scarpe e scarpe, i dipinti di raffaele de rosa, le poesie di borges e quelle di t. eliot, la letteratura russa, la letteratura francese, i film di chabrol, il tè arancia e cannella, il glogg bollente, guardare un film sotto le coperte, le sciarpe, i guanti, i cappelli, l'odore della vernice fresca, della benzina, delle alghe lasciate a marcire sulla spiaggia e quello più antico che ha l'armadio di mia nonna, il profumo di pane che c'è nell'aria la mattina presto, quello del caffè che riempie le stanze, schiacciare le bolle d'aria della carta da imballaggio, il traminer, il pomodoro, scattare fotografie, preparare una sorpresa, viziare la persona che amo, ascoltare storie, passare ore nella vasca da bagno, tutto quello che è nuovo e che non conosco, l'oriente, la calligafia, farmi coccolare per ore, inventare nomignoli scemi, gli anniversari, le ricorrenze, le motociclette, le auto d'epoca, gli aerei, i deltaplani, gli alianti, i motoscafi e tutto quello che si muove, tutto quello che è antico o solo vecchio, tutto quello che ha una storia da raccontare, il cioccolato fondente e al peperoncino, sentirmi abbracciare durante la notte, il sole delle giornate invernali, la neve che fa sembrare tutto più pulito, l'oboe, il violoncello, il mio clarinetto, i pantaloni con mille tasche, il cuoio, il fuoco di un caminetto, la felicità del mio cane quando mi corre incontro e sentirla dormire serena accanto a me, scrivere senza preoccuparmi della punteggiatura, la mattina molto presto, la notte inoltrata, quegli spazi di silenzio che sento solo miei..

Odio
la falsità, le scadenze, svegliarmi la mattina, andare in ufficio, parlare quando non ne ho voglia, perdere le persone che amo, mangiare troppo e sentirmi pesante per il resto della giornata, l'ansia, l'incomprensione, finire le sigarette, il finocchio e il comino, tutte quelle erbacce che chiamano verdura, la de filippi e chi le gira intorno, i reality, la tv, il caos, il rumore, il traffico, la confusione, i locali affollati, i cambiamenti improvvisi, i viaggi di gruppo, le mete turistiche, il caldo soffocante, le zanzare, gli insetti, gli errori di distrazione, perdere la concentrazione, la mozzarella fusa, andrea de carlo, MOCCIA, i tentativi di rimorchio, le macchine che ti lasciano a piedi, i ritardi, le attese, le fotografie scontate, le file, gli sguardi insistenti, la maleducazione, l'intolleranza, i pregiudizi, gli stereotipi, la retorica, i giri di parole, le promesse non mantenute, la superficialità, non riuscire a dormire, le scie di profumo che lascia certa gente, lo stereo a tutto volume, le sette, le comunità religiose, le imposizioni, gli ordini, la nausea, paola e chiara, la musica commerciale, le mode, tutto quello che fa tendenza, gli status symbol, l'arroganza, la presunzione, la violenza fisica e psicologica, il caffè bollente, il latte scremato, i pistacchi, le matite spuntate, le penne che non scrivono, le scarpe aperte, le pellicce, i genitori di certi bambini insopportabili, la gente che non ride mai, i bigotti, le persone che fanno quello "che è meglio per te" senza prima interpellarti, quelli che ti dicono "se hai bisogno chiama, eh" e intanto se ne vanno, chi non sa adattarsi, le bugie..

sogno
di addormentarmi serena, un amore che sia per sempre, trovare finalmente un senso e uno scopo alle mie giornate, imparare a non lamentarmi, riuscire a capire quello che succede intorno a me, scrivere come vorrei saper scrivere, disegnare come vorrei saper disegnare, scrollarmi da dosso questo torpore costante, imparare ad accontentarmi, ricordare solo le cose belle, far tesoro di certe esperienze e non ripetere sempre gli stessi errori, dosare sentimenti e fiducia, soprattutto la fiducia, trovare una qualche forma di equilibrio, ignorare quello che dice mio padre, diventare più menefreghista, poter fare progetti a lunga scadenza, non avere sempre mille dubbi e incertezze, avere fiducia nelle mie capacità, dimenticare le persone che mi hanno deluso, fumare di meno, trovare le parole giuste quando servono, vivere quanto basta per fare tutto ciò che desidero, avere più tempo per me, costruire una famiglia con la persona che amo, riuscire a essere meno apprensiva, vivere alla giornata senza preoccuparmi di quel che sarà, non pretendere troppo da me e dagli altri e trattare certe teste di cazzo con la stronzaggine che meritano.

frammenti
Allora andiamo, tu ed io, quando la sera si stende contro il cielo come un paziente eterizzato disteso su una tavola; andiamo, per certe strade semideserte, mormoranti ricoveri di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo e ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche; strade che si succedono come un tedioso argomento con l'insidioso proposito di condurti a domande che opprimono... Oh, non chiedere « Cosa? » andiamo a fare la nostra visita. Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo. La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri, il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri lambì con la sua lingua gli angoli della sera, indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli, lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini, scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso, e vedendo che era una soffice sera d'ottobre s'arricciolò attorno alla casa, e si assopì. E di sicuro ci sarà tempo per il fumo giallo che scivola lungo la strada strofinando la schiena contro i vetri; ci sarà tempo, ci sarà tempo per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri; ci sarà tempo per uccidere e creare e tempo per tutte le opere e i giorni delle mani che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto; tempo per te e tempo per me, e tempo anche per cento indecisioni, e per cento visioni e revisioni, prima di prendere un tè col pane abbrustolito Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo. E di sicuro ci sarà tempo di chiedere « Posso osare? » e « Posso osare? » tempo di volgere il capo e scendere la scala, con una zona calva in mezzo ai miei capelli - (Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! ») con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento, con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo - (Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! ») Oserò turbare l'universo? In un attimo solo c'è tempo per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi, ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè; conosco le voci che muoiono con un morente declino sotto la musica giunta da una stanza più lontana. così, come potrei rischiare? E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti - gli occhi che ti fissano in una frase formulata e quando sono formulato, appuntato a uno spillo, quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro, come potrei allora cominciare a sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? Come potrei rischiare? E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte - le braccia ingioiellate e bianche e nude (Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna) è il profumo che viene da un vestito che mi fa divagare a questo modo? Braccia appoggiate a un tavolo o avvolte in uno scialle. Potrei rischiare, allora? Come potrei cominciare? Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe d'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre? Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli che corrono sul fondo di mari silenziosi. E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente! Lisciata da lunghe dita, addormentata... stanca... o gioca a fare la malata, sdraiata sul pavimento, qui fra te e me. Potrei, dopo il tè e le paste e i gelati, aver la forza di forzare il momento alla sua crisi? Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato, sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli) portato su un vassoio, io non sono un profeta - e non ha molta importanza; ho visto vacillare il momento della mia grandezza e ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando e a farla breve, ne ho avuto paura. E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, dopo le tazze, la marmellata e il tè e fra la porcellana e qualche chiacchiera fra te e me, ne sarebbe valsa la pena d'affrontare il problema sorridendo, di comprimere tutto l'universo in una palla e di farlo rotolare verso una domanda che opprime, di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti, torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » Se una, mettendole un cuscino accanto al capo, dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire. Non è questo, per niente. » E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, ne sarebbe valsa la pena, dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia, dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento e questo, e tante altre cose? E' impossibile dire ciò che intendo! Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo: ne sarebbe valsa la pena se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle e volgendosi verso la finestra, dicesse: « Non è per niente questo, Non è per niente questo che volevo dire» No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo; io sono un cortigiano, sono uno utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due, ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo, deferente, felice di mostrarsi utile, prudente, cauto, meticoloso; pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso; talvolta, in verità, quasi ridicolo e quasi, a volte, il Buffone. Divento vecchio... divento vecchio... Porterò i pantaloni arrotolati in fondo. Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca? Porterò pantaloni di flanella bianca e camminerò sulla spiaggia. Ho udito le sirene cantare l'una all'altra. Non credo che canteranno per me. Le ho viste al largo cavalcare l'onde, pettinare la candida chioma dell'onde risospinte: quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera. Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo. T. S. Eliot

Grazie
a tutti quelli che per un attimo hanno intersecato la parabola della mia esistenza, perché nel bene o nel male ognuno di voi ha saputo insegnarmi qualcosa. .


GRAZIE SNI! MIO SALVATORE! MERITAVI UN POSTO D'ONORE


Vorrei
le fragole tutto l'anno - visitare le foreste del borneo - andare finalmente a procida - attraversare la cina come overland (ma in apetta O_O) - visitare tutti i posti che ho in mente e che sono un'infinità - provare l'assenza di gravità per una volta (magari in quel parco di divertimenti che sta in finlandia) - imparare tutte le lingue che vorrei conoscere - riuscire a tenere la casa giusto un minimo più ordinata, quanto basta per spostarmi da una stanza all'altra senza inciampare su cadaveri di vestiti & co. - il resto lo aggiornerò piano piano.

Parole che Amo
Frequency - Cobalto - Adamantino - Preludio - Acciaio - Purpureo - Alicanto - Iperboreo - Esiziale - Acquoreo - Rimuginare - Ossidiana - Algebrico - Lacustre - Vaporoso - Curcuma - Foriero (work in progress)

Parole che mi hanno incuriosita
deflettervi, tikopia, poietica, balogio, giulebbato, cuora, fisiocratico, teratologico, glagolitico, esergo, kirigami, luetica, effossorio, crapula (work in progress)

I libri sul comodino
L'inattesa piega degli eventi, Enrico brizzi - Actarus, La vera storia di un pilota di robot, Claudio Morici - I segreti di New York, Augias.

La musica nelle orecchie
Giora Feidman - Il violino elettrico di Vanessa Mae - The Cinematic Orchestra - Acustimantico - Oldfield - Alan Parsons - Ludovico Einaudi - Giovanni Allevi - Yann Tiersen - Thomas Newman - Michael Nyman - Angela Baraldi - Ligabue - Mannoia - George Gershwin - Franco Battiato - Puccini - Modena City Ramblers - Sud Sound System - The Corrs - Eugenio Bennato - I Ratti della Sabina - Marta sui tubi - Coldplay - Rem - Officine Pan - Subsonica - King Crimson ("Neal and Jack and Me" a ripetizione)- Madredeus - Loreena McKennitt - John Coltrane - Norah Jones - 99 Posse - Sixpence None The Richer - Natalie Cole & Nat King Cole - Patrizia Laquidara - Giuni Russo - Planet Funk - Massive Attack -Articolo 31 - Linking Park - Roberto Vecchioni - Ivan Graziani - Caterina Caselli - Rita Pavone - Matia Bazar - Aldo Busi (da sentire, assolutamente!) - ecc ecc ecc ecc

In programmazione a casa mia
tutte le serie tv più cretine che sono riuscita a scaricare

Nel frigo
un minestrone, prezzemolo, basilico e pachini :-/ (ma anche una bottiglia di malvasia)

"Signore, dammi castità e continenza, ma non subito" S. Agostino


"Peccato è tutto ciò che oscura l'anima" André Gide


"Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito" Marguerite Yourcenar


"La maturità di giudizio si riconosce dalla difficoltà di credere. Credere è cosa molto comune" Baltasar Graciàn


"Ama, e fa' ciò che vuoi" S. Agostino


"Ogni desiderio mi ha arricchito più che il possesso dell'oggetto stesso del mio desiderio" André Gide


"Mi avete insegnato a parlare come voi e quel che ho guadagnato è questo: ora so maledire. Vi roda la peste rossa per avermi insegnato la vostra lingua" Calibano


Take It Easy


Take It Easy


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Take It Easy


questo blog è opera mia. punto.




Sono finalmente tornata a casa, dopo un mese di voli e fusi e km macinati su qualsiasi mezzo possibile.
Sono tornata. E anche la mia voce pare essere sulla via del ritorno. Quindi, a breve, sarò in grado di articolare qualche parola, tanto da rendermi nuovamente comprensibile al telefono :-) 
Mi auguro di non aver spaventato nessuno nel frattempo!





Ancora una volta mi rendo conto che non valeva la pena.
Che non vale quasi mai la pena.
Che la gente liquida e ti liquida con un’alzata di spalle.
Così è se vi pare.
E niente più.
.





Lascio che sia un pensiero in dissolvenza
A stemperare l’orizzonte greve
D’umore plumbeo, preludio di tempesta
Di un rigonfiarsi cupo e gravido di vento
E cardini divelti
Notti troppo lunghe
Ad imbrunire le pagine che scrivo
La delusione è un crampo che conosco
E riconosco nei miei troppi soliloqui
.
time after time





La gente, quella normale, torna dalla spagna col solito souvenir del caso: due nacchere, qualche cartolina, un sombrero (che poi di gente col sombrero in spagna non ne ho mai vista), ventagli e paccottiglia simile.
Io no.
C’è da dire che vivo senza tv da anni, ma quando ero piccola l’adoravo. La mamma mi piazzava sul divano e accendeva. Io guardavo telefilm per ore ed il mio preferito era george & mildred.
Ve li ricordate?
Mi piaceva quel pezzo della sigla in cui loro due percorrevano una stradina in moto e durante una curva il sidecar di mildred si staccava, proseguendo per conto suo.
Poi, durante uno dei miei campeggi itineranti in francia, incontrai una coppia di olandesi. Uomo e donna, vichingo e biondona, pelle nera e borchie lucenti. Entrambi in moto, ma lei aveva anche un sidecar. Nel sidecar, dietro una finestrina con tanto di tendine a fiori, c’era il cane. Pure lui pelle e bandana.
La sera ci fermavamo a chiacchierare e a prendere un caffè preparato sul fornellino da campo. Avevano girato l’europa in quel modo, col cagnolino dentro il sidecar, al riparo dal vento.
Sarà che quei viaggi sono stati i più belli della mia vita, sarà che avevo 19 anni ed ero particolarmente impressionabile, non lo so. Ma ancora oggi mi ritrovo spesso a pensarli.
E così, io, in spagna ho comprato una vecchia moto, con l’intenzione di abbinarci un sidecar e andarmene in giro per l’europa come loro.
Io, una futura fidanzata o amica che sia, il mio cane e la tenda.
È un’idea folle?
Forse sì, ma in fondo.. perché non dovrei?
.

sidecar

.

non mi piace la realtà
aria fritta dentro il bar
e dopo un giorno di otto ore
stai attento anche a scopare

gli amici dicono: fai soldi e non pensarci su!
lo dici anche tu: soldi soldi soldi e non pensarci su
mai più!

ma i soldi falli tu
io intanto non ci penso su

- a. baraldi -






- Sono una persona semplice
Alza un sopracciglio e sorride
- Non sei affatto una persona semplice
- Mi piace pensare di esserlo
- Che lo desideri è un discorso diverso
Si accende una sigaretta





Ho ‘sta canzone in testa da giorni e non c’è verso ch’io riesca a sentire altro, né a concentrarmi oppure a scrivere.
E ce l’ho proprio qua, sulla punta delle dita, quello che vorrei scrivere e chiaro in testa come vorrei saperlo scrivere.
L’incedere illogico dei miei pensieri scomposti, il parlato quotidiano nel ritmo di una giornata vissuta troppo in fretta, ma questa chitarra non me la levo dalla testa.
L’orologio segna le 0.32, il mio cane dorme sotto la sedia, un succo d’arancia rossa sulla scrivania e fuori sta piovendo.
Dovrei andare a dormire anch’io.
.
Dovrei?





Continuo a lasciarmi affascinare
dalla purezza di uno sguardo
dalla freschezza, dallo stupore, dalla semplicità
dalla pulizia di un pensiero che non chiede e non giudica
dalla trasparenza di un’emozione
 
.
una giornata di sole





 
Io non voglio “strumenti di dialogo”, mi basta l’apparato fonico (fonetico? fonatorio? no.. preferisco fonico) ricevuto in dotazione alla nascita. E la crescita spirituale posso anche accettarla, purché non determini un aumento di peso.






La mia amichetta milanese, compagna di sventura e mille confidenze ha organizzato il suo primo capodanno all’estero, praga per la precisione, con la nuova fidanzata che pare sia definitiva, finalmente.
Ci conosciamo da una vita e a praga andammo insieme quella prima volta di tre anni fa. Io single, lei pure, affrontammo questo lungo viaggio, in auto, ‘che lei non era mai voluta uscire dall’italia per timore di volare.
Io che guido e guido e guido arrivando ad esaurire ogni possibile energia, perché mi aiuta a stendere pensieri e nervi, la portai quasi un mese in giro per l’europa, dalle asturie all’olanda, perdendoci nella campagna belga, poi nei grigi tedeschi, fino all'austria e lasciandola sconvolta all’idea che in quell'unico, primo viaggio avesse visto l’europa per intero.
Così ieri mi è arrivato questo invito, graditissimo e condito da un ironico: “con quale strano soggetto ti presenterai stavolta?”.
No no, ho risposto per tranquillizzarla, accetto la proposta e porterò solo me stessa, ma per la verità di fare il terzo incomodo mi scoccia un poco e allora pensavo che forse potrei chiederglielo, chissà.. però magari è azzardato come invito. O prematuro. O forse no?
Non so..
.
Certo però..
praga sotto la neve..
.
 
praga.
eh..





Non dimentico mai nulla, non voglio che accada. E conservo tutto, di ogni storia finita.
Fotografie, lettere, lo scontrino di una cena, il biglietto di una mostra.
Capita, se la storia è stata importante, che incontrare quei brandelli di passato mi faccia soffrire, allora li chiudo in una scatola e la metto via, ma non butto nulla, perché resterà parte di quello che sono stata e di quello che sono oggi.
So che in futuro avrò voglia di riscoprire quelle tracce di felicità.
Forse di percorrerle per un attimo, in cerca di non so cosa.
So che il dolore deve essere affrontato. Nasconderlo dietro un muro non aiuta, resterà lì a spiarti da una crepa finché non troverai il coraggio di guardarlo negli occhi e se continuerai ad ignorarlo lui percorrerà altre strade per raggiungere la superficie, reclamando attenzione.
Dimenticare non è possibile, per quanto ci si voglia impegnare.
Trasformare quel che è stato in una ricchezza, trattenendo il meglio e facendo esperienza dei momenti peggiori è un processo difficile, ma capace di lasciarti in pace con te stesso.
Un percorso di crescita che darà i suoi frutti, ne sono certa.
.
Quando l’ho conosciuta stava raccogliendo gli oggetti di una vita a due che non voleva più avere sotto gli occhi. Una storia probabilmente importante, seppure descritta coi toni del rancore.
Aveva riempito due enormi buste e se ne voleva liberare. A me piangeva il cuore nel vedere tutta quell’intimità condannata in un attimo al primo cassonetto.
Per quanto cercassi di convincerla che un giorno li avrebbe rivoluti indietro, quei ricordi, lei non sentiva ragioni ed era la sua vita in fondo, non la mia.
Ma stavo uscendo e chiese proprio a me di buttarli via.
La macchina era lontana, le buste pesanti, le caricai nel bagagliaio col proposito di liberarmene in un secondo tempo.
Invece.. sono ancora qui.
Non le ho mai buttate. Non le ho mai aperte. Non le aprirò mai.
Sono qui, in un ripostiglio, fra gli altri impicci e ogni tanto lo sguardo si sofferma.
Da una busta affiora una tazza per la colazione.
Ho pensato spesso a quante colazioni possa aver visto quella tazza.
Forse è stata scelta insieme, pensando ad un futuro che non sembrava avere date di scadenza. Forse è stata un regalo.
Avrà salutato centinaia di risvegli: luminosi, allegri, tristi per una discussione, veloci per un ritardo imprevisto. Sarà rimasta sul tavolo mentre si affrontavano questioni importanti, si programmava un futuro a due, una vacanza.
Sarà stata riempita con amore e portata a letto con un bacio.
Quanti attimi di vita condivisa potrebbe raccontare quella tazza? Quanta intimità ha saputo contenere?
Ed è ancora qui, insieme a tutto il resto.
È una vita che non mi appartiene, lo so. Probabilmente dovrei esserne gelosa, ma anche questo è un sentimento che non mi appartiene.
Eppure non trovo il coraggio di lasciarlo marcire in un cassonetto tutto quel vissuto.
E mi ritrovo a conservare anche i ricordi altrui, oltre ai miei.
Quanto sono scema?
.
nulla si crea e nulla si distrugge





Di una brezza levantina si è vestita oggi la campagna e sembrava quasi autunno, un turbinio di foglie per la strada che accompagna il mare.  
Le gambe dicono che il tempo sta cambiando.

.

foglie_rosse





è vero: sono una persona troppo impegnativa.
l'hai detto con l'intenzione di offendermi, senza sapere che ancora ci penso e sorrido. a me è sempre parso un complimento bellissimo.
sono una persona impegnativa, sì.
molto diversa dai milioni di esseri poco impegnativi che incontrerai ad ogni angolo.
molto diversa. 
questa dedizione io la metto in ogni cosa e non posso fare a meno di cercare un riscontro.
so bene che faticherò più di te per trovare quello che cerco.
di persone poco impegnative è pieno il mondo purtroppo, quel che desidero io invece pare essere una perla rara, ma va bene così.
come le persone, anche le imprese che richiedono poco impegno hanno lo stesso modesto valore.





Capita di commettere degli errori. Di valutazione, di messa a fuoco, di interpretazione. A volte è solo un problema balistico, a volte basterebbe prestare un poco di attenzione in più.
Capita a chiunque di lasciarsi ingannare, fuorviare, abbagliare, di imboccare la strada sbagliata, pur non volendolo davvero. Di dire o fare in quella precisa circostanza la cosa meno adatta. Di non usare il dovuto tatto nel volerla condividere.
Me ne dispiace sempre e poi ci penso e ci penso e ci ripenso.. fino ad esaurirmi.
Se avessi fatto questo invece di quello? Se semplicemente avessi taciuto? Se solo fossi arrivata un attimo dopo o prima.. ma l’errore resta e se ne sta lì con la sua gravità alterata, trascinandosi dietro tutto il resto.
Ci vorrebbe poco alla fine per cancellarlo. Basterebbe parlarne un secondo, senza preconcetti. Pulire la lavagna dimenticando quel che c’era scritto prima e ricominciare.
Ma bisogna sempre essere in due a volerlo.
Da parte mia posso dire che mi dispiace, che non avrei voluto, che non era quello che intendevo o che desideravo, eppure..
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delete
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per un cerino, un filo di fumo e.





Avevo capito quasi tutto da quel primo incontro in aeroporto.
Perché in fondo l’abito fa il monaco, in fondo l’apparenza non inganna poi molto e in fondo, a buon intenditor, servono pochi dettagli per avere il quadro generale della situazione.
Peccato che il mio intuito femminile si risvegli sempre quando ormai è troppo tardi per porre rimedio.
"Spero tu abbia portato qualcosa di più comodo" le dico, guardando sconsolata le sue gucci tirate a lucido.
"Ma scherzi?" Cinguetta lei, svolazzando di fiore in fiore.
"Queste sono una piuma! le ho trovate in un negozietto di via veneto cui non avrei mai dato un soldo di fiducia, pensa. Ci passo davanti tutti i giorni e lo facevo talmente burino.. chi avrebbe mai pensato che avesse potuto avere qualcosa di decente?"
Sospiro, affranta.
Osservo i miei scarponi da trekking e le sue gucci.
Osservo il mio borsone usurato da mille viaggi e la sua louis vuitton immacolata.
Osservo la mia polo scolorita e la sua camicetta inamidata.
Sospiro, affranta.
In quale pasticcio sono andata ad infilarmi?
Come faccio ad avere questa strana capacità di frequentare sempre le persone meno adatte a me?
Misteri della fede..
Il viaggio in aereo va abbastanza bene, perché il fato ci divide ed io, lontana da quel chiacchiericcio continuo, dormo fino all’arrivo. Scendiamo, ritiro la macchina, le chiedo se vuole guidare, mi risponde che no, non se la sente. Meglio così, penso. E partiamo.
Le scarpe cominciano a farle male già il primo giorno, strano vero? Erano delle piume!
“Non me lo spiego, sarà che il terreno è particolarmente accidentato”.
Lo dice stando seduta in macchina, evidentemente la sola vista del terreno accidentato le crea problemi di deambulazione o forse i piedi si sono gonfiati in aereo, chissà.. ma: “nessun problema, le sostituiamo con i tacchi più comodi mai avuti in vita mia. Con questi riesco a stare in piedi anche una giornata sana, pensa!”
Pure io riesco a stare in piedi una giornata sana e con tutte le scarpe che possiedo, vorrei rispondere, ma lascio stare.
Il programma di quel giorno prevede le giant's causeway.
Non so se qualcuno possa aver presente quei chilometri di sentieri scoscesi che dalla scogliera digradano verso l’oceano.. non sono il massimo della percorribilità.
Io la precedo, lei arranca con fatica dietro di me e confesso che sentirla derapare rovinosamente appaga non poco il mio sadismo. Mi volto per chiedere se va tutto bene e risolini cinguetta: “ceeerto.. ihihihi, solo io posso fare le scogliere coi tacchi! Vedi? La classe non è acqua!”
No infatti, penso io, nel tuo caso è brodo di gallina.
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i miei bagagli





vedete? l'avevo detto io che Lui le avrebbe spifferato tutto!
oggi mi ha telefonato, lei, per sapere come fosse stato il rientro, ma non era mica vero, sapeva tutto, lei. sapeva tutto!
miscredenti..

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Dio
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ora avrò un caziatone divino, me lo sento.





In questi ultimi tre anni ho raschiato il fondo del mio decadimento psicofisico. Un malessere diffuso capace di inquinare ogni giornata e ogni pensiero.
Poi, ho incontrato lei.
 
Io che mai avrei fatto 12 ore di aereo per raggiungere un’isola, qualsiasi essa fosse.
Io che vado al mare solo quando la stagione è finita, per evitare folle di bagnanti, io che odio le mete più turistiche, le code, i locali affollati, gli aperitivi bordo piscina, l'animazione, l'all inclusive.
Io che mi rompo infinitamente le palle sotto un ombrellone.
Io che ho bisogno di macinare chilometri per sentirmi viva, di muovermi di andare, camminare, fare, scoprire.
Io.. mi sono confinata volontariamente su un’isola sperduta nell’oceano, per quasi un mese, senza telefono, tv, computer.
Senza niente, una casetta nel verde, lontano da tutto.
Ma ci sono situazioni che non puoi prevedere, strane dinamiche capaci di incastrarti nella loro geometria di longitudini e bioritmi.
E quel viaggio, assolutamente imprevisto, in fondo mai voluto, ha cambiato radicalmente la prospettiva malata che avevo della vita.
Era quello il viaggio quindi. Era quello il viaggio che mi avevano prospettato?
Non so dirlo, ma in quel nulla di solitudine e semplicità sarei rimasta un tempo indefinito, se avessi potuto.
In quel mare, in quelle foreste, in quelle piogge tropicali ho lasciato tutto lo sporco di questi ultimi tre anni.
E oggi mi sento disintossicata. Sono di nuovo la me stessa che conoscevo bene.
.

longitudini lontane
.
mi mancavo





Su e giù per le colline con la mia vecchia bici
e
poi quella discesa ripida che arriva fino al mare.
V
eloce, il vento gonfia la camicia
I
gotta feeling nelle orecchie col volume al massimo
e
d’improvviso penso
che non serve
 qualcuno per sentirmi innamorata.
I
o innamorata lo sono già a priori
d
i ogni mia giornata..

.

I gotta feeling

 





e siccome ho risolto determinate questioni

me ne rivado!

alla prossima :D

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biglietto

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mi sa che ha dato pioggia...

 

 






in fondo
ho soltanto verificato 
che la maturità di una persona
non è direttamente proporzionale alla sua età.
sì, avrei dovuto saperlo a priori
ma io 
certe cose 
devo sempre toccarle con mano.
sempre.

d'altronde
oggi
so con certezza
d'aver meritato il diritto
honoris causa
di poter considerare
ogni mia cefalea
un assestamento tettonico dell'aureola.

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aureola
.
piuttosto..
ho mal di testa





Sono in partenza.
Eppure la valigia è sul letto da una settimana, ancora aperta e vuota.
Non riesco ad organizzare razionalmente le idee.
Le giro intorno, la guardo, accumulo vestiti e poi li lascio lì.
C’è qualcosa che non va.
Un pensiero che inseguo da giorni, senza riuscire a definirlo.
 
 





Giro di boa stasera. Una cena che, sono sicura, cambierà il mio futuro (lavorativo). Come e quanto, saprò dirlo soltanto fra qualche mese.

Pensiamo positivo.

h. 3.11 riepilogo della serata:
la cena non ha cambiato un accidente
ma il rombo in crosta di verdure era ottimo
(e il traminer passabile)

traminer

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Non credo al malocchio, alle fatture, agli amuleti, a certi strani metodi per convogliare energie positive o negative e via di seguito.
Non ci credo, ma neanche lo giudico.
Probabilmente la saggezza popolare ne sa più di me, probabilmente sono io a prendere sottogamba qualcosa che dovrei manipolare con cautela. Non lo metto in dubbio, eppure non riesco a convincermene. 
Oggi è entrata in ufficio una zingara, prima ha tentato di rifilarci una pianta, poi ha insistito col leggermi la mano. E va bene, prendi questa mano, zingara. Tanto ormai somiglia più a un elenco telefonico che a qualsiasi altra cosa. Ma lei è riuscita a vederci problemi con la cervicale, una lite con mio marito, problemi economici, di digestione e udite udite: un recente aborto.
Non aggiungo altro.
Solo pensavo: devo avere un aspetto veramente provato.
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malocchio





Mi piace quasi tutto.
Mi interessa quasi tutto.
Quasi tutto io lo devo prendere e smontare, per vedere com’è fatto dentro, come funziona.
Serrature, orologi, pezzi della lavatrice, computer, carburatori, ventilatori..
Si rompe un tubo del bagno? Compro un manuale di idraulica.
Solo dopo aver  elevato il danno all’ennesima potenza mi costringerò a cercare l’idraulico, ma lui non verrà perché è domenica.
C’è la moquette da mettere? Cerco un corso per imparare a farlo. Poi di sicuro chiamerò il moquettista e di sicuro alla fine mi dirò: cavolo, l’avrei messa meglio io.  
C’è la macchina da aggiustare? Vado in officina e mi studio tutta la procedura, per farlo da me quando si ripresenterà il problema, ma quando si ripresenterà il problema, io tornerò in officina.
Non trovo i comodini esattamente come li vorrei? Me li faccio da sola, per poi buttarli e comprare i primi che capitano a tiro.
La mia libreria ospita gli argomenti più impensabili: la caffettiera del masochista, cosa direbbe socrate a woody allen, la storia del numero zero, la storia del colore blu, l’invenzione della forchetta, manuali di ogni tipo e via di seguito.
Ho vissuto i miei anni saltando da un interesse all’altro.
C’è stata la musica, la pittura, la scultura, il modellismo, l’elettronica, la pesca, la canoa, il tennis, il pingpong, la pallacanestro, l’equitazione, il parapendio, lo sci, la falegnameria, il giardinaggio, la cucina, l’antropologia, l’astronomia, lo yoga, il cucito (!), gli usi e i costumi delle popolazioni più sconosciute del pianeta, la fotografia, la calligrafia e mille altri impicci.
Tuttora mi lascio affascinare da qualsiasi novità, tuttora mi lascio incuriosire da quello che di insolito incontro nelle mie giornate. Persone comprese e forse questo è l’aspetto più preoccupante dell’intera situazione, considerato certi trascorsi.
Per concludere, il mio cervello è sempre in fermento e la scrivania è costantemente invasa da mille progetti che al 90% non porterò a termine o che una volta portati a termine si riveleranno del tutto inutili, eppure continuo imperterrita ad inaugurarne di nuovi, quindi…
Non fatemene una colpa, se della politica non me ne frega un accidente.
È che proprio non ho tempo.
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ingranaggio





Se vi trovate a new york, non entrate mai in quei piccoli e nascosti fastfood di chinatown con la busta del yellow rat bastard.
E se ci entrate, senza pensare alla vistosa busta che avete in mano, forse è meglio che usciate quanto prima.
D'altronde, vi accorgerete presto di non essere particolarmente benvoluti *_*
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yellow rat bastard





La bimba russa che abitava sotto casa di mia nonna è andata via.

Proprio quella bimba di appena cinque anni che si ruppe il braccino cadendo, dentro casa.

Non c’era nessuno e il padre se ne accorse soltanto la sera, al rientro dai campi.

Mia nonna vive sopra e un po’ si somigliano, quelle due. Sempre sole solette, per quanto ognuno di noi passi almeno una volta al giorno.

E ad ogni visita la nonna non faceva che parlarmi di lei.

“Vedessi, com’è carina e che occhietti vispi. È sempre qui nel vicolo a giocare con la sua bambola. Ogni tanto si affaccia alla strada dove restiamo a chiacchierare e ci osserva di soppiatto, da dietro l’angolo, ma appena qualcuna di noi la vede lei subito fugge. Si vergogna. Ed è sempre sola. Vive col padre. Quando c'è lui, rimane a giocare sulla porta, altrimenti non apre a nessuno e passa l'intero giorno chiusa in casa.  Tutta sola. Chissà cosa fa.. ”

Non faceva altro che parlare di lei, mia nonna e quando lo faceva si illuminava tutta, di una dolcezza che non vedevo da tempo.

Mi aveva intenerita e un po’ rattristata. Così, un giorno, andai nel centro commerciale qui vicino e le presi una bambola grandissima.

Che dietro la moto neanche ci stava.

Portai la bambola alla nonna, chiedendo di consegnargliela al posto mio e lei subito:

“ma no, dagliela tu! Vive qua sotto. Bussi e la lasci. Ne sarà contentissima”.

“Ma io mi vergogno” figuriamoci.

“Poi tu la vedi sempre, io manco la conosco. Le farà piacere sentirsi meno sola”

Ma ero sicura che avrebbe fatto più piacere alla nonna, l’idea di avere una nipotina da coccolare.

E infatti il giorno dopo, tutta soddisfatta le portò la bambola.

“Mi ha guardata così sorpresa! Vedessi! Ha detto grazie, grazie ed è fuggita via. Oggi pomeriggio stava sulla porta a giocare e la bambola era più alta di lei. Non riusciva quasi a spostarla!”

Iniziò tutto così, con quella bambola e i racconti della nonna.

Mi piaceva avere qualcuno da viziare. Così ogni tanto le prendevo un giocattolo, che poi consegnava la nonna. Altrettanto soddisfatta.

Ci furono uova di pasqua, regali di natale, una calza per la befana, libri di fiabe e via di seguito.

Poi arrivò il primo giorno di scuola e lo sappiamo quanto sanno essere cattivi certi bambini.

L’idea che si trovasse in difficoltà m’impensieriva. Le portai uno zaino tutto rosa, un astuccio pieno di colori e un pacchetto di quaderni. Era pronta per affrontare le avversità, il confronto e mi auguravo sapesse cavarsela anche coi pregiudizi che certi bambini assorbono dalle famiglie.

Ma stavolta la nonna si rifiutò di consegnarli.

“No no, glieli dai tu. Mica posso essere sempre io. Dai, te la chiamo”.

E io: “no no no, ma che le dico?”

A niente valsero le mie obiezioni, sentivo già i suoi passi per le scale e senza poter fare altro me la ritrovai davanti, ferma sulla porta.

Manine dietro la schiena, testolina bassa, visibilmente imbarazzata, ma sempre meno di me.

Le sorrisi, indicando il pacchetto con lo sguardo.

Lei si avvicinò timidamente, lo scartò e poi tutta contenta se lo strinse al petto, tornando pian piano verso la porta.

Prima di uscire si voltò per ringraziare, mi guardò un attimo sorridente e infine aggiunse:

“Lo sai che.. fra un mese è il mio compleanno?”

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so far






La chiave è nell’indifferenza, sottolinea, infervorata dalla sua teoria.

Fa caldo stasera. Che novità.. e noi occupiamo in tutto due tavolini.

I soliti ignoti più questa amica di ciro, che notoriamente scova certi soggetti..

Se ne sta lì seduta, in canotta, tatuaggi e piercing vari, ripetendo:

Sta tutto nell’indifferenza, ‘che le donne sono stronze, sai? Cosa credi. Se appena si accorgono che stai facendo il filo.. iniziano a tirarsela e te le giochi.

Mmhh.. annuisco, tra l’insonnolito e l’ubriaco.

Il mento nel palmo di una mano e l’altra che ruota il bicchiere sul tavolo.

Quindi, cosa fai? Le chiedo.

Niente! Proprio niente. Tu non devi fare assolutamente niente. Soprattutto: non chiedere mai nulla, non avvicinarti più del dovuto, altrimenti penserebbero che stai facendo un avances e questo è sbagliatissimo. Intendi, devi esserci sempre, devi circondarle di attenzione, una presenza costante, ma non fare mai niente e non chiedere mai niente. Avranno l’impressione che non te le caghi e sta tutto lì. È questo il segreto! Quando si accorgono che non te le caghi, si avvicinano da sole. Certo, ci vuole tempo, ma vedrai che poi saranno loro a correrti dietro. te lo assicuro, è una tecnica infallibile.

La guardo con gli occhi mezzi chiusi e penso che tutti i suoi piercing mi disturbano. E penso anche che forse ha un po’ ragione.

Sarà che certi modi indelicati di approcciare non mi sono mai piaciuti.

Sarà che c’ho i tempi lunghi di mio.

Sarà ora di tornare a casa, diciamo. Io ho qualche chilometro da fare e loro idem.

Abbraccio il mio ciruzzo adorato, saluto la sua storica metà, i pochi altri e l’erich fromm dell’approccio.

Ci sentiamo in settimana, fa ciro, o quando torni, vediamo.

Ma quando sto per andarmene lei aggiunge:

senti, mi lasci il tuo numero? così restiamo in contatto.

E Qui

proprio qui

ci voleva la foto della mia espressione, rincoglionita dall’ora tarda, da due limoncelli, da una settimana lavorativa, col sopracciglio alzato e un pensiero ciondolante che dice:

alla faccia della tecnica..

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l




Le calle sono i fiori che preferisco
E così mi piace immaginare la donna dei miei sogni
Come una calla
la stessa eterea delicatezza
la stessa armoniosa eleganza
sobria
essenziale
pura, nel suo sentire
.
calla
 
 





sentita stasera a cena:

"era tarmente grossa, che te spojava cor vento de no schiaffo!"

 

ahahahah stupendaaaaa!






Che a volerne dire, di cose, ci sarebbe modo e spazio e l’autunno me lo porto dentro al cuore, un tappeto di vigne saccheggiate a marcire nel mosto che fermenta. Il languore della fine io lo mastico da sempre e sputo gli acini delle incertezze contro il vento, ma è la malinconia che marca questa strada di selci irregolari e pioggia sporca.
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dire fare baciare





serata sushi!
 
mi piace il sushi, perchè ti lascia leggero e se c'è una cosa che veramente non sopporto è quella sensazione di pesantezza che rimane addosso fino al giorno dopo, ogni volta che ceno fuori.
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sushi-rice