Cuore & altri Muscoli
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Amo
la verità, la semplicità, viaggiare con la persona che amo, la malinconia in certi giorni di pioggia, il calore di una serata estiva, il mare d'inverno, i piccoli borghi marinari, le tisane calde quando fuori fa freddo, guidare se non c'è traffico, riuscire ad accontentarmi, il profumo del caffè appena mi sveglio, i ristoranti poco affollati, una birra nell'angolo più nascosto di un pub, osservare la gente nelle stazioni, viaggiare in treno, preparare le valigie, scegliere un regalo, scrivere lettere e biglietti, disegnare per qualcuno, inventare filastrocche, fumare una sigaretta dopo pranzo, fermarmi a chiacchierare con chi non conosco, passare ore nelle librerie, visitare musei, passeggiare, i pytt i panna, le olive ascolane, il pesto genovese, il latte appena munto, i vini fruttati, la desperados con uno spicchio di lime, le fragole, il salmone affumicato, il gelato, le gelatine al limone, la polenta, la carne al sangue, comprare scarpe e penne, i dipinti di raffaele de rosa, le poesie di borges, la letteratura russa, il tè arancia e cannella, il glogg bollente, il teatro, guardare un film sotto le coperte, le sciarpe, i guanti, i cappelli, l'odore della vernice fresca e della benzina, il sushi, scattare fotografie, preparare una sorpresa, viziare la persona che amo, ascoltare storie, passare ore nella vasca da bagno, tutto quello che è nuovo e che non conosco, l'oriente, la calligafia, farmi coccolare e inventare nomignoli scemi, le motociclette, le auto d'epoca, gli aerei, i deltaplani, gli alianti, i motoscafi e tutto quello che si muove, il cioccolato fondente e quello al peperoncino, il sole delle giornate invernali, la neve che fa sembrare tutto più pulito, l'oboe, il violoncello, il mio clarinetto, i pantaloni con mille tasche, il cuoio, il fuoco di un caminetto, la felicità del mio cane quando mi vede, i cuccioli di qualsiasi specie, il rispetto, scrivere senza preoccuparmi della punteggiatura, il songino, il jazz, la musica ska, luc burgin e i suoi libri, le biografie, la notte..

Odio
la falsità, le scadenze, pagare le bollette, svegliarmi la mattina, andare in ufficio, parlare quando non ne ho voglia, perdere le persone che amo, mangiare troppo e sentirmi pesante per il resto della giornata, l'ansia, l'incomprensione, finire le sigarette, il finocchio e il comino, tutte quelle erbacce che chiamano verdura, la de filippi e chi le gira intorno, il caos, il rumore, il traffico, la confusione, i locali affollati, l'acqua frizzante, l'indifferenza, i cambiamenti improvvisi, i viaggi di gruppo, le mete troppo turistiche, il caldo soffocante, le zanzare, gli insetti, gli errori di distrazione, perdere la concentrazione, la mozzarella fusa, andrea de carlo e tutti i suoi libri, i tentativi di rimorchio, le macchine che ti lasciano a piedi e i guasti in generale, i ritardi, le attese, le fotografie scontate, le file, gli sguardi insistenti, la maleducazione, l'intolleranza, i pregiudizi, gli stereotipi, la retorica, i giri di parole, le promesse non mantenute, la superficialità, non riuscire a dormire, le scie di profumo che lascia certa gente, lo stereo a tutto volume, le sette e le comunità religiose, le imposizioni, gli ordini, la nausea, paola e chiara, la musica troppo commerciale, le mode, tutto quello che fa tendenza, gli status symbol, l'arroganza, la presunzione, la cultura usata come accessorio, la violenza fisica e psicologica, il caffè bollente, il latte scremato, i pistacchi, le matite spuntate, le penne che non scrivono, le scarpe aperte, le pellicce, i genitori di certi bambini insopportabili, la gente che non ride mai, i bigotti, le persone che fanno quello "che è meglio per te" senza prima interpellarti, quelli che ti dicono "se hai bisogno chiama, eh" e intanto se ne vanno, chi non sa adattarsi, e tante altre cose..

sogno
di addormentarmi serena, un amore che sia per sempre, trovare finalmente un senso e uno scopo alle mie giornate, imparare a non lamentarmi, riuscire a capire quello che succede intorno a me, liberarmi da questa rabbia devastante, non sentirmi sempre vittima di tutto e tutti, scrivere come vorrei saper scrivere, disegnare come vorrei saper disegnare, scrollarmi da dosso questo torpore costante, imparare ad accontentarmi, ricordare solo le cose belle, far tesoro di certe esperienze e non ripetere sempre gli stessi errori, dosare sentimenti e fiducia, trovare una qualche forma di equilibrio, ignorare quello che dice mio padre, diventare più menefreghista, poter fare progetti a lunga scadenza, non avere sempre mille dubbi e incertezze, avere fiducia nelle mie capacità, dimenticare le persone che mi hanno deluso, fumare di meno, trovare le parole giuste quando servono, vivere quanto basta per fare tutto ciò che desidero, avere più tempo per me, costruire una famiglia con la persona che amo, riuscire a essere meno apprensiva, vivere alla giornata senza preoccuparmi di quel che sarà, non pretendere troppo da me e dagli altri

frammenti
Allora andiamo, tu ed io, quando la sera si stende contro il cielo come un paziente eterizzato disteso su una tavola; Andiamo, per certe strade semideserte, mormoranti ricoveri di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo e ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche; strade che si succedono come un tedioso argomento con l'insidioso proposito di condurti a domande che opprimono... Oh, non chiedere « Cosa? » andiamo a fare la nostra visita. Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo. La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri, il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri lambì con la sua lingua gli angoli della sera, indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli, lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini, scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso, e vedendo che era una soffice sera d'ottobre s'arricciolò attorno alla casa, e si assopì. E di sicuro ci sarà tempo per il fumo giallo che scivola lungo la strada strofinando la schiena contro i vetri; ci sarà tempo, ci sarà tempo per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri; ci sarà tempo per uccidere e creare, e tempo per tutte le opere e i giorni delle mani che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto; tempo per te e tempo per me, e tempo anche per cento indecisioni, e per cento visioni e revisioni, prima di prendere un tè col pane abbrustolito Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo. E di sicuro ci sarà tempo di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? » tempo di volgere il capo e scendere la scala, con una zona calva in mezzo ai miei capelli - (Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! ») con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento, con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo - (Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! ») Oserò turbare l'universo? In un attimo solo c'è tempo per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: - ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi, ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè; conosco le voci che muoiono con un morente declino sotto la musica giunta da una stanza più lontana. così, come potrei rischiare? E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti - gli occhi che ti fissano in una frase formulata, e quando sono formulato, appuntato a uno spillo, quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro come potrei allora cominciare a sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? . come potrei rischiare? e ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte - le braccia ingioiellate e bianche e nude (Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!) è il profumo che viene da un vestito che mi fa divagare a questo modo? braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle. Potrei rischiare, allora?- Come potrei cominciare? Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe d'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?... Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli che corrono sul fondo di mari silenziosi E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente! lisciata da lunghe dita, addormentata... stanca... o gioca a fare la malata, sdraiata sul pavimento, qui fra te e me. Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati, aver la forza di forzare il momento alla sua crisi? ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato, sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli) portato su un vassoio, io non sono un profeta - e non ha molta importanza; ho visto vacillare il momento della mia grandezza, e ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando, e a farla breve, ne ho avuto paura. E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, dopo le tazze, la marmellata e il tè, e fra la porcellana e qualche chiacchiera fra te e me, ne sarebbe valsa la pena d'affrontare il problema sorridendo, di comprimere tutto l'universo in una palla e di farlo rotolare verso una domanda che opprime, di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti, torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » - Se una, mettendole un cuscino accanto al capo, dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire. Non è questo, per niente. » E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, ne sarebbe valsa la pena, dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia, dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento e questo, e tante altre cose? - E' impossibile dire ciò che intendo! Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo: Ne sarebbe valsa la pena se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle, e volgendosi verso la finestra, dicesse: « Non è per niente questo, Non è per niente questo che volevo dire. » No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo; Io sono un cortigiano, sono uno utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due, ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo, deferente, felice di mostrarsi utile, prudente, cauto, meticoloso; pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso; talvolta, in verità, quasi ridicolo - e quasi, a volte, il Buffone. Divento vecchio... divento vecchio... Porterò i pantaloni arrotolati in fondo. Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca? Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia. Ho udito le sirene cantare l'una all'altra. Non credo che canteranno per me. Le ho viste al largo cavalcare l'onde, pettinare la candida chioma dell'onde risospinte: quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera. Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

Grazie
Grazie a me.. Che ci sono sempre quando qualcuno ha bisogno. Che so cosa sia il piacere di dare anche quando non ho. Che amo con la mente, con il cuore, con le mani, con gli occhi, con le unghie a volte. Grazie a me perché sono capace di percorrere centinaia di chilometri solo per la gioia di stare un’ora con la persona che amo. Grazie alla mia pazienza, alla mia voglia di credere in un sentimento pulito, alla voglia di cercare la perfezione e di impegnarmi per costruire. Grazie alla passione che metto nelle cose, grazie al volere tutto e darlo sempre per prima. Grazie alla fiducia, che alla fine concedo sempre, sbagliando forse, soffrendone, ma restando con il cuore limpido. Grazie alla paura che mi fa prendere tutto anche troppo seriamente, grazie all’orgoglio che mi protegge dalla stronzaggine di chi non conosce rispetto. Grazie a questo cuore fragile, che tento di proteggere in ogni modo dalle delusioni che incontro col passare degli anni. .


GRAZIE SNI! MIO SALVATORE! MERITAVI UN POSTO D'ONORE


Vorrei
le fragole tutto l'anno - visitare le foreste del borneo - andare finalmente a procida - attraversare la cina come overland (ma in apetta O_O) - visitare tutti i posti che ho in mente e che sono un'infinità - un campeggio con il mio amore - comprare insieme quella tenda che si lancia e si monta (queshua?) - provare l'assenza di gravità per una volta (magari in quel parco di divertimenti che sta in finlandia) - imparare tutte le lingue che vorrei conoscere - andare alla fiera antiquaria di arezzo, con te, questa prima domenica di maggio - riuscire a tenere la casa giusto un minimo più ordinata, quanto basta per spostarmi da una stanza all'altra senza inciampare su cadaveri di vestiti & co. - il resto lo aggiornerò piano piano.

Il mio forum preferito
miss777

Take It Easy


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questo blog è opera mia, che non capisco una mazza di html. ma come dice qualcuno: impossible is nothing ;-)




avrei voluto sentirtelo dire

cuore

almeno una volta






Ero terribilmente giù. Da oltre una settimana. Ho consumato giorni e notti a piangere e piangermi addosso. Ho trascorso pomeriggi interi raggomitolata sotto le coperte con la morte nel cuore. A chiedermi perché e come sia possibile voler bene a qualcuno e poi farlo sentire tanto inutile, inadeguato. Mi sentivo completamente abbandonata. Vuota, indesiderata.
Poi oggi ho deciso di uscire. Guidare mi aiuta a pensare e a calmarmi.
Sono salita in macchina, ho aperto la capote e sono partita, senza meta, senza preoccuparmi di dove e perché. C’era un cielo stupendo. Ho guidato ore e ore su e giù per l’appennino, per strade mai viste prima, ma piene di luce e di verde. Guardavo le vallate srotolarsi sotto ai miei occhi e sentivo tutte le sfumature grigie del mio cuore sciogliersi in un raggio di sole.
Pian piano ho ritrovato la calma e la lucidità. Ho bevuto tutti quei colori, stupita dalla bellezza di quello che ultimamente non riuscivo più a vedere. Così, all’improvviso, ho capito che non valeva la pena soffrire tanto. Per cosa? Guarda quanta bellezza c’è intorno a me, quanta vita ed è tutta mia, ma è anche talmente breve.. Non si volta, non si ferma ad aspettarti, non ti permette di riavvolgere il nastro, non c’è scritta sopra una scadenza. Finirà tutto all’improvviso e che senso ha rimandare sempre? Che senso ha aspettare? Aspettare cosa? Chi?
Sono tornata a casa e ho trovato una vecchia amica seduta fuori dalla porta. Mi ha chiesto spiegazioni sul comportamento distaccato che avevo avuto ultimamente nei suoi confronti e ci siamo finalmente chiarite. Una doccia veloce, poi fuori, di nuovo, insieme.
Fuori al sole, alla luce di un giorno che è stato come una rinascita.
Stasera, davanti a un bicchiere di vino le ho chiesto se mi avesse mai visto come una persona manipolatrice o vittimista o insensibile. Si è messa a ridere e ha scosso la testa. Mi conosce da oltre 15 anni, abbiamo anche abitato insieme per un po’.
Mi ha chiesto cosa mai mi fosse venuto in mente e che no, non ero assolutamente niente di simile. Ho sorriso per la mia domanda cretina e annuito alla sua risposta scontata, perché è vero, lo so bene che non sono mai stata niente di simile, ma certe volte ti lasci contaminare da dubbi che non ti appartengono e che finiscono per inquinarti la vita.
Sono tornata a casa più leggera, col sole ancora negli occhi e ho capito chiaramente quello voglio dalla mia vita. Voglio un per sempre. Voglio lo stesso impegno. Voglio sentirmi dire “ti amo”, il più spesso possibile. Voglio diecimila conferme, ogni volta che sono giù, ogni volta che sono triste o che la sento lontana. Voglio sentirmi importante, voglio passare ogni notte a fare l’amore con una persona capace di amarmi e desiderarmi con la mia stessa intensità, voglio accogliere il mattino insieme, incapace di lasciarla per andare a lavorare e con la voglia di ripetere quella stessa notte all’infinito, per tutte le notti che verranno. Voglio fedeltà assoluta, voglio dare fedeltà assoluta. Voglio colmare d’amore e di passione ogni istante condiviso, voglio avere la sua fiducia totale e darle la mia per creare quell'intimità capace di tirarti fuori le paure più recondite, voglio allegria, gioia che ti fa esplodere il cuore, voglio il desiderio di fare progetti, di scoprire il mondo insieme, di costruire un bagaglio di ricordi che sia solo nostro e voglio litigi che si dissolvino con un bacio, un abbraccio, una sorpresa. Voglio la sicurezza di un sentimento solido, che nessuna discussione cretina potrà mai mettere in crisi, voglio un amore reciproco, respirato all’unisono. Voglio essere felice. Senza paure, senza attese, senza vedremo. Voglio organizzare il mio futuro con lei, senza il dubbio che non ci sarà un futuro insieme. Perché i dubbi ti inquinano l’esistenza e io non ne voglio più.





Di quella casa mi ricordo il fuoco.
Riportare in cucina il braciere che era rimasto ai piedi del letto per tutta la notte era il primo rito del mattino.
Prima ancora della colazione o del vestirsi.
Non aveva altro che la potesse scaldare, la grande casa della nonna, niente altro che un caminetto sempre accesso e un braciere d'ottone, perennemente in viaggio.
.
casa..





Ci sono cose che so fare meglio di altri, ci sono cose che invece so fare molto peggio.
La persona che amo ha paura di guidare, io no, così guido io per entrambe.
A me non riesce di parlare in certe situazioni, preferisco scrivere, così a volte è lei a parlare anche per me.
La nostra diversità è una forza liquida che satura le lacune e rende tutto più lineare. Ma così come leviga le superfici, quella stessa acqua può anche travolgerle.
È il rovescio della medaglia, in fondo ogni medaglia ha il suo.  Però.. ne vale la pena.
.
Missing You
.
.. almeno per me, ma io non faccio testo.





La mia unica colpa è quella di cogliere tante sfumature dove gran parte della gente vede solo un colore uniforme.
 .
troppi pensieri

.

E agire di conseguenza.






E Ti penso
mentre passo sui tuoi passi
cercando la mia voce nella tua
cercando le parole che non dici
E i ricordi
e silenzi che sciolgono una lacrima
mentre mi pensi distratta al volante
e non sai che invece
c’è solo il tuo profilo di pioggia
nel mio guardarti
chissà se hai mai sentito che ti penso
mentre cerchi in un pensiero il mio pensarti
mentre dondola un ricordo
nel cielo della sera
raccontando il muto correre del tempo
cuore





fa rima con abitudine
la solitudine
del mio compitare e rinviare
il pensiero raffermo di una fuga
.





Ogni giorno cambia l’acqua alla rosa che le ho regalato, una rosa quasi secca.
Eppure crede di aver visto un germoglio, un germoglio che potrebbe farla vivere un giorno in più ed è un mio regalo, per questo continua a cambiarle l’acqua e curarla, perchè il mio regalo possa durare un giorno di più.
Questo è importante per lei, più di quanto pensavo che fosse.
Io ogni giorno mi svegliavo e vedevo quella rosa in cucina, quella rosa ormai secca e sorridevo pensando che nonostante fosse quasi da buttare lei la stesse conservando, ma ha tanti pensieri, mi dicevo, forse non ha trovato un attimo di tempo per liberarsene.
Quel germoglio non l’ho mai notato.
Quanto sono stupida..
.
rosa





ho comprato le fragole. potrei vivere anche solo di fragole. con limone e zucchero.. vabbè dolcificante, vecchie abitudini salutiste.

fragole






È solo che poi ci penso. Poi guardo il tuo faccino nelle mille foto che ti ho scattato e torna quel sorriso scemo e tornano le lacrime e torno a chiedermi come fai a non capire, a non sentire, quanto ti voglio bene, quanto sei importante per me, quanto una tua parola possa ferirmi o offendermi solo perché viene da te e che angoscia sarà non sapere come stai, non poterti stringere quando sei triste. Non svegliarti più con un bacio, non avere più nulla da poter preparare per stupirti, per farti sorridere, per avvolgerti in un pensiero d’amore. Come farò a non preferirti a qualsiasi altra cosa, a metterti prima di qualsiasi impegno, a non assaggiare più le torte che mi prepari per colazione, a non sentirti protestare perchè fumo in bagno, a non sentirmi più dire di correre da te, prima possibile, perchè ti manco. Come farò senza la tua gelosia, senza le tue scarpette da ginnastica, tenere come te. Come farò a non cercare più la tua mano e le tue labbra, come farò a non perdermi più in quegli occhi che adoro e in tutti quei riccioli scuri. Come farò a non vederti più con quel pigiama buffo, come farò a non vederti girare per casa controllando ogni porta e ogni fornello, come farò a non sentirti più cantare quelle atroci canzoni romane, come farò a non scattarti più le foto, a fare programmi a decidere dove andare a esserci quando avrai bisogno. Come farò a saperti dormire da sola, fare colazione da sola. Come farò a non litigare più con nessuno e non avere più nessuno con cui fare pace. A non mangiare con te, quando arriverà l’estate, su quella terrazza piena di piante. Come farò a saperti lontana a non sentire la tua voce a non aspettare un sms. Come farò a non emozionarmi per ogni gesto, per ogni parola che non vuoi dire, ma che cerco nei tuoi occhi, come farò a non vederti sempre irrequieta, a non stringerti forte, a non farti addormentare con un massaggio. Come farò a sapere che ci sei, ma non più per me..  
Come farò?
.
una principessa senza più favole





ho scoperto che adoro gli spinaci

ho scoperto che sono stanca

di tutto e tutti

che mi voglio bene

e che voglio volermene di più

che il mio amore non scompare

non svanisce per una parola o un gesto

per una discussione

i miei sentimenti sono puliti

seri, cristallini, durevoli

io sono una persona pulita

sono una persona che ti amerebbe per la vita

e che ti ama già

e forse non ne comprendi il valore

sono una persona che non ha dubbi

e non sono gelosa perché la mia fiducia

te la concedo sempre al 100%

come anche il mio cuore

e il mio tempo

la mia disponibilità

ma ho delle cose che voglio proteggere

e condividere solo quando sentirò di volerlo fare

quando sarò io a decidere

e ne vado fiera

di tutto questo sentire

ho tutta una vita da vivere

e voglio essere felice

voglio continuare ad amare

guardandomi ogni giorno allo specchio

e dicendo che ho dato il meglio

di quello che avevo

che ho cercato di dare anche quello che non ho mai avuto

che spero di imparare dagli errori

e che prima o poi le persone che ho amato

lo capiranno

e in fondo mi basta sapere questo

.

 






Così donna 
da sciogliere il silenzio
in ansia che pulsa sangue nuovo nelle tempie
Così donna di una rabbia
che carica le notti in preludi di tempesta
E trema la terra
e le mie gambe  
.
...

.

 






goccia a goccia sgocciola il maltempo
dalle grucce di vestiti stropicciati
appesi alle maniglie delle porte
e io qui a stendere la sera
sulla griglia di un asse cartesiano
e distillare assiomi per sorprendermi
di quanto spesso non sia vero il vero
.
equilibrioprecario





Certi pensieri sono come il mare
sembrano scomparire
con la risacca
.
come una goccia nel mare.
fino all'ondata successiva





Che cos’è l’amore?
Non è un pensiero costante? Il calore che trovi in un abbraccio? Le lacrime quando ti senti fraintesa, quando vorresti con tutte le forze tentare di costruire un ponte e ogni volta hai la sensazione che non riuscirà a sostenerti perché dall’altra parte non c’è lo stesso impegno? L’amore non è conservare il biglietto di un cinema nel cassetto? Una foto sul comodino, un ritaglio di giornale, una frase che non vuoi dimenticare, ma che a volte ti fa male rileggere.. che cos’è l’amore? Non è la stanchezza di rifiutarlo per la paura di accettarlo? Non è l’ansia di fare programmi per il timore che non sarà possibile attuarli?
L’amore è un telefono comprato solo per fare delle foto, una nuova scheda per chiamare quando vuoi, è un regalo cercato a lungo, è la prima persona che chiami quando senti di voler condividere un dolore o una gioia, è colmare un vuoto o esaudire un desiderio, regalare un sorriso. È cercare di alleviare la solitudine, è rendersi utili, è percorrere centinaia di chilometri e non dormire e affrontare sacrifici o rinunce. L’amore è fregarsene dei soldi, della stanchezza, dei problemi, dei malanni, è alzarsi troppo presto o andare a dormire troppo tardi. È la voglia di cucinare per qualcuno, è una colazione a letto. È svegliarsi con un abbraccio, è la voglia di sentirsi. L’emozione di cercare una mano.
Io lo so distinguere cosa sia. So definire i miei sentimenti senza paura del troppo e del non richiesto, senza economizzare i sentimenti e le parole, so spingermi oltre perché è anche azzardo e scommessa su quello che potrebbe essere, piuttosto che paura di sbagliare. So che c’è un punto di partenza e un percorso che inizia soltanto quando ci si lascia andare. So che non saprò mai prevedere il futuro su un presente fatto di esitazioni e di se e di ma e di però. So che tutto può essere bellissimo ed è la mia certezza, ma lo diventa solo quando non hai il dolore e la rabbia di un rifiuto costante, basato su discussioni generate dalle esitazioni e quindi per nulla veritiere.
Io lo so benissimo cosa sia e non ho paura di affrontarlo, nonostante i rifiuti e le delusioni costanti.
Non svanisce il mio amore, non scompare, non si affievolisce, non cambia se non per rafforzarsi.
E ne vado fiera.





Un cd stavo facendo. Un filmato con tante foto scattate insieme. Con biglietti di cinema e scontrini e immagini, raccolte e conservate per tanto tempo. Frammenti di un momento particolare, di una giornata insieme, di un preciso istante che racchiudeva un’emozione. E una canzone che ti piace scelta fra mille. Quadri e pezzetti di un’amicizia che per me amicizia non era e a cui tenevo solo io forse.
Ci ho lavorato sere e sere, con gli occhi a pezzi per una giornata al pc. Nonostante mi sentissi sempre allontanare, nonostante mille risposte aggressive e la delusione di sentirmi spesso di troppo o non voluta o contagiosa di chissà quale malattia. Stavo facendo questo filmato per farti un regalo. Perché lo potessi vedere quando ti sentivi giù, perché potessi capire quanto ti voglio bene. Quanti giorni ho passato a fare per te gli impicci di cui parli e che ti ingombrano casa. Solo per farti sorridere. Quante sere passate in auto con la stanchezza di una giornata di lavoro sulle spalle. Ma felice perché potevo vederti. Perché per me eri sempre la stessa emozione di quando ero in Islanda, di quando andavo a dormire e tu non c’eri, di quando leggevo le tue poesie per me, su un blog abbandonato subito, quando mi alzavo per portarti la colazione o sistemavo casa, emozionata, sperando che venissi. Delle ore di attesa mentre facevi le tue cose, del poco aiuto che ti davo e del tanto che invece avrei voluto fare, per alleggerirti un po’ dal peso dei mille impegni e dalla nostalgia di quello che non avevi più.
Era solo un cd. Era solo amore. 
Sono certa che la tua vita sia piena di cose molto più belle e importanti di quello che pensavo di essere io per te.
Per me non è mai stato così.





Ho voglia di costruire.
Gli anni passano e il tempo non si ferma ad aspettare.
Voglio impegnarmi in qualcosa di importante, sapere che ogni sforzo e ogni mio giorno abbia uno scopo preciso e definito.
Voglio una famiglia, un rifugio in cui tornare la sera, una persona che mi ami sinceramente, senza ripensamenti improvvisi, senza pause, senza economizzare i sentimenti. Una persona che mi ami per come sono, per quello che ancora non sono o che sono stata e non sarò più. Senza ma e se e non ora. Senza più attese o esitazioni.
Voglio un donarsi reciproco e incondizionato, quella sicurezza che riconosci nel tono di una parola e in uno sguardo. La serenità di sentire che non sei più solo a camminare e sostenere il passare dei giorni.
Voglio accogliere le stagioni e stupirmi delle novità, sapendo di poterle condividere, voglio discutere e fare pace, sentire il calore di un abbraccio che non è più soltanto carne e ossa e sangue, ma pensiero, sentimento, paura, ansia, emozione.  
Voglio un per sempre.
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in volo





Sono l'acrobata perennemente in bilico
su dirupi di sillabe e soffitti
sul filo teso di un livido orizzonte
a respirare pioggia, vento e cuore
per fissare con gli spilli contro il cielo
questo magma di corpi e di pensieri
per lasciare che fiorisca nelle mani
il silenzio boschivo di chi tace
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in bilico






Insostenibile sarà per i tuoi occhi
scoprire quanto l'incubo è abitabile
appena il vento strappa via la maschera
da questa vita sfiancata dai disagi
logora di noia e di stanchezza
Vedere con quale nefasta indolenza
di conscia consuetudine si muore
di stereotipi formali e triti
mentre le sere scolorano di nebbia
e graffiano ruvide il cemento
di un dolore che grigio parassita
ti ha masticato avidamente i giorni
ti ha chiuso gli occhi, ha temperato i sogni
subdolamente ti si è fatto sguardo
si è dato voce, veste i tuoi colori
ti ha reso l’anima pornografia su un muro
marchiato a sangue d’infetta solitudine
E i giorni si calpestano scomposti
nel rantolo di un tempo ormai incapace
di risanare piaghe scavate dal silenzio
e tamponare la pazzia borghese
che ci dissangua lentamente il cuore.
Il marcio che striscia nelle vene
ti ha tramutato nell’anello difettato
nel gancio che non tiene/non sostiene
e nella luce giallognola di febbre
ti ritrovi a consumare mesto
gli avanzi di un presente tossico
e trasudare di disperazione acre
la nicotina di un’altra sigaretta
il fegato affogato in un bicchiere
le ore che sfuggono veloci
ai gesti insoddisfatti delle mani
ai passi lenti che non hanno meta
Tragedia polverosa di una vita
che non ti appartiene, che non è più tua.

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quello che era






Mi piaci tu.
Mi piace come ti muovi, con quella cadenza lenta ed elegante, come un gatto. Mi piace la tua giacca a vento rossa, il tuo zainetto colorato. Mi piacciono le tue scarpette da ginnastica nere e i calzini corti. Mi piacciono i tuoi pantaloni grigi, la mimetica, i maglioncini che metti. Mi piace il tuo pigiama con le mucche. I tuoi fianchi forti, la tua schiena, il tuo odore, gli occhi scuri, i capelli.. Mi piace guardarti mentre coccoli il tuo gatto e mi sciolgo di tenerezza. Mi piace come a volte mi guardi, con la coda dell’occhio e quel sorrisetto dispettoso. Mi piace la fermezza testarda che hai per certe cose. Mi piace vederti assorta o pensierosa. E il tuo dolore, in certi momenti, lo sento quasi mio. Vorrei potertene alleggerire anche solo per un istante.. Mi piace ascoltarti quando racconti di esperienze passate, quando parli del tuo lavoro o di quello che ti preoccupa. Di te. Mi piace la tua diffidenza quando non diventa esasperata, mi piacciono le mille domande, la gelosia, la possessività, il conquistare la fiducia piano piano o almeno la speranza di poterlo fare. Mi piacciono le rughette che hai intorno agli occhi e quel viso che in certi momenti sembra così stanco.. mi piacciono le tue mani delicate e quell’anello che è un nodo indissolubile. Mi piace quando qualcosa ti entusiasma e quando mi guardi seria e poi ti avvicini per baciarmi o solo per un abbraccio. Mi piace quando mi svegli nel mezzo della notte e sottovoce dici “ehi.. stai russando” e so che sei esasperata perché non ti faccio dormire, ma non perdi la pazienza. Mi piace quello che ti entusiasma. Mi piace quando mi vieni incontro, con le mani in tasca, la testa un po' bassa e da lontano già mi sorridi, un sorriso che si illumina man mano che ti avvicini e si trasforma in un abbraccio.
Mi piace l’idea di potermi occupare di te, anche se non è mai così, però mi piace accompagnarti al lavoro, cucinare per te, prepararti una sorpresa, scegliere o cercare qualcosa che potrebbe renderti felice, chiederti come stai e cercare un modo per farti stare meglio. Mi piace pensare che hai impiegato il tuo tempo per scegliermi un regalo e confezionarlo. Solo per me. Mi piace quello che ti piace, mi piace il rubino che mi hai regalato e che porto intorno al collo, sempre, la tovaglietta che hai scelto per me, le pantofole, i libri. Mi piace viaggiare con te, osservarti quando mangi, quando scegli qualcosa dal menù di un ristorante, con attenzione e poi fai domande al cameriere. Mi piace come disegni, come scrivi, mi piace tutto quello che sai e che ti interessa e che io non so. M piace quando mi parli delle tue amiche che non conosco, mi piace pensarti al lavoro, mi piace guardare il telefono in attesa di un tuo sms, mi piace quando mi chiami, mi piace ascoltarti, mi piace quando mi dici che ti manco, che mi vorresti lì, che mi vuoi bene. Mi piace pensarti. Fare e organizzare cose insieme. Dormirti accanto, svegliarti con un bacio. Mi piace quando appoggi la tua guancia alla mia mano e chiudi gli occhi. Mi piace accarezzarti e massaggiarti la schiena, per ore. Mi piace quando mi chiedi un parere per qualcosa che per te è importante, quando mi rendo conto che ascolti tutto quello che dico con attenzione. E lo ricordi. Mi piaci tu.
Nel caso non l'avessi letto..

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il mio angelo






Le dico che è triste addormentarsi da soli ogni sera. Le dico che la casa è talmente vuota e silenziosa.. e in fondo tutti i miei sforzi non sono mai riusciti a colmare questo abisso di solitudine. 
Le persone nella mia vita appaiono d’improvviso, dicono che sono importante, che mi dedicheranno ogni istante e poi scompaiono nel nulla, con la stessa velocità.
Ed è sempre così.
A volte vorrei trovare una persona nel letto che mi abbracci e mi racconti una storia.
Perché è la notte il momento più triste. Durante il giorno c'è sempre qualcosa da sbrigare, la sera invece.. tornare in questa casa è un'agonia. Ma è un problema solo mio, per lei è diverso, perché lei ha Gustavo. E Gustavo è il suo pesce rosso, che vive in una bolla d'acqua, le tiene compagnia ed è l'unico a capirla davvero. L'unico a  capire lei e le sue fughe. Con Gustavo non ha bisogno di giustificazioni o di alibi o di ricordare ricorrenze.
Comunicano in pescesco loro due, ma in realtà - mentre lei parla - lui non fa altro che bere e bere e bere..

Forse per dimenticare.

gustavo






Di te sento il respiro più veloce, nel silenzio di una stanza azzurra.
E la mano calda posata sopra al cuore.
Sento la lama che affonda nella carne, in certe notti bianche di desideri congelati.
Sei un taglio verticale sui miei polsi, mercurio liquido che mi avvelena il sangue e che allo stesso tempo lo ossigena di sogni nuovi. Sei oro che riluce a fior di pelle nelle mattine frettolose di caffè consumati insieme e autostrade e traffico. E il pensiero di te, a colmare ogni distanza.
Cingo le tempie di spine, stordita di stupore e di emozione.
Che sia una corona smeraldina di brusii notturni, fino al punto in cui il rumore del respiro prende il sopravvento, per vederti giacere abbracciata alle pareti di alghe del mio cuore, protetta come un bambino nell’utero e scoprire con le mani la tua pura nudità, tersa come un teorema di roccia calcarea che degrada nel fiume, dove la luna è un osso di seppia consumato dalla corrente forte di passioni che non so gestire.
Perché sei roccia che mi leviga l’anima e l’affila come lama di rasoio.
Di te forse un giorno morirò. Sarò tomba vuota con dentro un abito da sposa. Sarò un cane alla catena nel tormento del respiro soffocato, nell'estasi di catturare aria e coralli purpurei su un fondo d'ossidiana.
Non temere cosa ti riserverà il futuro, che mai saprai oggi quale forma avrà il fiore di domani.
Il seme germina nascosto sotto terra. E la terra minerale lo nutre di piombo pesante come il cielo di questo inverno, mentre la rabbia la gonfia di pioggia. Terra madre che è crosta da intaccare e nutrimento essenziale, nel dolore di essere battuta dalla grandine, bruciata dal sole, cristallizzata dal ghiaccio e rugiadosa in certe albe livide.
Poi nasce all'improvviso ed e' una rosa.
Allora ti regalerò parole da masticare lentamente, le parole che dicono quello che non sempre si può dire.
Che non sempre si riesce a dire.
Per te che mi schiudi l'anima come lo strazio di una nenia notturna, lascia che io sia la pietra levigata dove posi lo sguardo, prima di infrangerti in un’onda rabbiosa.
Le mie parole saranno meduse che brillano al sole, sulla sabbia di un mare lontano.
Dormiranno quiete nell'incavo del tuo inguine, perse tra filari d'uva rossa e di alicanto.

Saranno rose e rubini nella terra arsa del tuo cuore stanco ed io silenziosa le raccoglierò una ad una.
E nel toccarle m’incanterò d'amore.

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terra e mare






"Buon giorno" disse la volpe.
"Buon giorno" rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…"
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"Gli uomini" disse la volpe "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C'è un fiore… Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Sì"
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No"
"Questo mi interessa! E delle galline?"
"No"
"Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per questo. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
"Per favore … addomesticami", disse.
"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe.
"gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
"In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…"
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
"Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "Piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano" soggiunse:
"Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
"Io sono responsabile della mia rosa… "Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

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il piccolo principe






Scrivo modellando le parole sulle note della notte che ho nel cuore.
Ho perso il mio passato per lo spettro doloroso del futuro e filtro il domani che verrà col tormento cristallino dei miei ieri.
Ho creduto a volte d'essere invincibile, giocando e nascondendo le mie carte come un baro.
E ho inventato sogni e mille storie, con personaggi che hanno preso vita e son fuggiti dall’inverno ostile del presente, dove consumo fallimenti che mi intrecciano i capelli e arranco nel disagio del mio corpo, scomponendo i toni di un addio per scoprire che era solo colpa mia.
Solo colpa mia questa corsa disciolta dentro farmaci e conati.
Colpa mia che ho scelto e che ho subìto senza cogliere l’essenza di un sospiro, nella fretta di imbrigliare i sogni.
Colpa mia che ho indossato un’espressione nuova, marchiando le mie impronte con un cerchio per poterle ancora riconoscere, dopo aver sbriciolato ogni identità possibile.
Colpa mia che ho recitato per anni questa parte, cercando un tono ragionevole e ho finto di saper volare, dimenticando l’unica cosa che sapessi fare.
Ed era amare.
Sapessi oggi credere in qualcosa, crederei in te, padrona del nulla di una notte, a contemplare cieli tersi e isole di pace.
Avessi la forza di sputare lontano i miei tormenti, lancerei nel fondo del più cupo mare la rabbia che ti morse prima ancora di conoscerti e te la renderei con mille ore di gioia e di sorrisi.
Invece resto qui, nel dolore che mi graffia gli occhi, cercando risposte allo specchio deforme del presente.
E non c’è nessuno nei miei oggi, è una terra desolata questa.
Forse domani mi annuserai nel vento di un pomeriggio uggioso e scorgerai l’ombra mia sfuggente nel fondo di una strada mai percorsa, in quel punto dove s’affievola la luce e cominciano i luoghi cari al cuore e le piccole ansie della notte.
Sarò un rumore che ti sveglia all'improvviso, melodia antica che disegna il mio profilo in un ricordo.
Saprai darmi una forma in questo divenire?
Saprai farmi rifugio alle paure di domani?
Ma non ci saranno sfondi alle persone sconosciute come me, se non il cielo umido di quello che è passato.
E scorrerò via nell’acqua di un ricordo o resterò appena l’arcobaleno volubile di un verso.
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Cuore






La luna abbraccia notti ordite di ansie pallide e lacustri, pensieri a ristagnare torbidi sui margini d’asfalto del paese.
E mi sorprende a trascinare il cuore nel chiaroscuro esangue della sera, nel cadenzato battere di volti informi e di abitudini che il vento soffia via.
Il tedio della solitudine ha preso ad azzerarmi il tempo, così che un giorno segue l’altro senza unicità, nell’oblio languido della memoria. Nel fulgore rigido degli astri indifferenti che soffocano l’ultimo tepore di un sorriso, e lei con le sue fasi misura e definisce lo spazio transitorio dei miei giorni, li sgrana lentamente in un rosario di eresie, impasta un verbo nuovo come fosse pane, con ingredienti di sudore e delusioni.
Lei stupita osservatrice del mio intrecciare storie e sentimenti, col pensiero che corre ansante in un respiro e sbriciola rabbiosamente le parole su notti di cui non so varcare il limite.
Non lasciarmi da sola in questa sera, che le stagioni archiviano ricordi e calendari e il tempo si avvicina sempre più al suo nulla.
Che cosa rimarrà di questo cuore?
E dove incaglieranno i nostri sogni..
La vedi tu la fine della strada?
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faticosamente